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Scritto da Giampiero
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venerdì 04 luglio 2008 |
In un intervento molto intenso concettualmente tenuto nel corso del Convegno Nazionale dell’Associazione Italiana Studi di Estetica (Trento, 11-12 aprile 1994: gli atti sono stati pubblicati due anni dopo dalla Luni con il titolo La Natura tra Oriente e Occidente, a cura di Renato Troncon), Flavio Cuniberto richiamava l’attenzione sulla concezione della duplicità del Paradiso negli scritti di Boehme.
L'Eden, secondo il mistico tedesco, “non è il paradiso ma il giardino in cui Adamo ed Eva furono tentati. Il paradiso (in senso proprio) è (invece) la divina voluttà che era nella loro mente”. Osserva Cuniberto: “Il paradiso in senso proprio non sarà allora il Giardino, ma l'«elemento santo», o anche la «terra celeste» che precede il sorgere dei quattro elementi e che compenetra tuttavia la terra «coagulata» nella forma verdeggiante del Giardino.
Il ripristino dello stato originario - dello stato adamico anteriore alla Caduta e alla separazione dei sessi - non va dunque identificato col paradiso tout court: le «nozze» dell'anima purificata (la «tintura del fuoco» come principio maschile) e della «divina Sofia» (la «tintura della luce» come principio femminile) realizzano l'androgino primitivo nella forma dell'Eden, dove non vi è «uomo né donna, ma un ramo sull'albero delle perle di Cristo, che sta nel paradiso di Dio»”.
In altri termini: “l'Eden, il paradiso terrestre, è il «luogo» del manifestarsi terreno del paradiso inteso come vita divina plenaria. Cosa che comporta, fra l'altro, uno stato di equilibrio o meglio ancora di indistinzione fra i quattro elementi naturali, sospesi per così dire nella virtualità dell'«elemento puro»”.
I due paradisi corrispondono dunque ad altrettante tappe del percorso iniziatico: la prima, quella che in Dante viene simboleggiata dalla corona, consiste nel superamento della percezione empirica ordinaria; la seconda, più elevata, comporta l’acquisizione di “una corporeità celeste non più umana, e sottratta all'ambito stesso della manifestazione”, che in Dante viene rappresentata dal simbolo della mitra.
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Scritto da Giampiero
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martedì 01 luglio 2008 |
Lamina orfica di Thurii
Ma appena l’anima lascia la luce, procedi
diritto a destra, a mente tenendo i precetti.
Tu che molto hai sofferto, rallègrati: questo ancora
mai l’avevi patito. Da mortale sei un dio: ti tuffasti
capretto verso il latte. Rallègrati, rallègrati, e avanza
verso destra ai pascoli sacri e ai boschi di Persèfone.
Lamine orfiche di Pelinna
Moristi e nascesti, o beatissimo, quest’oggi.
Di’ a Persèfone che fu a liberarti proprio Bacchos.
Torello ti slanciasti verso il latte;
ariete verso il latte ti tuffasti.
In premio hai il vino, o beato.
***
Moristi e nascesti in questo giorno, o beatissimo.
A Persefone dille che fu
proprio Bacchos a liberarti. Toro verso il latte
ti slanciasti: subito verso il latte ti slanciasti.
Ariete corresti verso il latte.
In premio ora hai il vino, o beato. Sotto terra
ti aspettano i riti propri del regno dei beati.
traduzione dal greco antico di Vincenzo Guarracino
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Scritto da Giampiero
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sabato 21 giugno 2008 |
A: Io ho paura.
B: Prego?
A: Ho paura. Per il mio futuro, per quello di mia figlia. Per quello che sarà la sua vita. Per questo paese.
B: Così pessimista? D’accordo, molti parlano da tempo del declino dell’Italia. Sarà anche vero che stiamo declinando. Ma non mi pare che si stia poi così male, in questo paese. Nel declino ci arrangeremo, come abbiamo fatto tante altre volte. In questo, la nostra bravura sembra certa. E’ il nostro vantaggio competitivo, direbbe un economista. Del resto, non è detto che il declino sia una catastrofe. La Grecia al tempo dell’Impero Romano era certo declinata, rispetto alla Grecia classica o anche a quella ellenistica, eppure non credo si vivesse peggio lì che nelle altre parti dell’Impero.
A: Altri tempi. L’Italia oggi è un paese sovrapopolato, sfiduciato, senza una classe dirigente credibile, con un terzo del territorio nazionale controllato o fortemente condizionato dalla criminalità organizzata. In un simile contesto, quale può essere l’effetto di una seria crisi economica, che porti ad una crisi della struttura statale? Io penso alla Jugoslavia.
B: Addirittura! Ma lì c’erano in gioco odii etnici antichi e radicati, che si sono inseriti nella crisi economica e politica…
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